Psicologia e counseling

Questo blog nasce dalla volontà di ricercare strategie di co-esistenza e possibile collaborazione tra psicologi e counselors. Una possibilità che rappresenta una realtà consolidata in molti paesi civili e che, in Italia, è tuttora oggetto di un acceso dibattito che assume talvolta le forme di una aspra contrapposizione. Un conflitto che trova comprensibili motivazioni nel desiderio degli psicologi di tutelare la loro professione e le già difficili occasioni di lavoro, ma che dovrebbe trovare una soluzione all’interno di un quadro normativo che preveda spazi di applicazione alle relazioni di aiuto meno professionalizzate senza dover ricorrere a procedimenti giudiziari dall’esito spesso incerto.

All’interno di questo quadro di riferimento, il blog si propone di rappresentare uno spazio di consultazione e di dibattito a partire da un fatto concreto rappresentato dalla ricorso avanzato da alcuni psicologi e organizzazioni professionali contro iniziative intraprese dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL) tese a contrastare la formazione nel counseling.

Segue una ricostruzione della complessa vicenda che verrà corredata da una documentazione atta a favorire una più approfondita valutazione da parte di professionisti o semplici cittadini interessati in vario modo a questa vicenda che per sua natura esce da un ambito limitato e specialistico per toccare un argomento di vasto interesse per la società contemporanea relativo alla accessibilità o meno sul mercato di professioni “affini” alla psicologia (come counselors, mediatori familiari, mediatori in ambito lavorativo, couch, psicopedagogisti, educatori etc.) che svolgono attività nella “relazione di aiuto” pur non essendo in possesso della laurea in psicologia e medicina che unicamente abilitano in Italia – in forza della Legge 56/89 - alla iscrizione ad un corso nella psicoterapia presso una scuola riconosciuta dal Ministero dell’Università e Ricerca scientifica

UNA SINTESI SULLA VERTENZA TRA CSTG, MOPI E ALCUNI PSICOLOGI E L’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELLA LOMBARDIA

a cura di Riccardo Zerbetto, direttore del Centro Studi di Terapia della Gestalt (CSTG)

Premessa: l’Ordine degli psicologi della Lombardia (OPL) ha avviato un’iniziativa tesa a favorire la trasparenza dell’offerta formativa e la standardizzazione dei criteri di valutazione della stessa da parte degli psicologi che intendono formarsi alla psicoterapia. Orientamento encomiabile ed al quale non possiamo non dare adesione, nonostante criteri di qualità vengano già regolarmente richiesti sia dal Ministero dell’Università (attraverso lo strumento della relazione annuale) che dai sistemi per l’Eccellenza messi in atto dal CNSP. Senza contare peraltro che già molte scuole adottano la certificazione di qualità ISO9001.

Il punto critico sta tuttavia nel paragrafo d.8 della “carta etica” nel quale si dice che:

Le Scuole di Psicoterapia si impegnano a non organizzare corsi che insegnino strumenti o tecniche peculiari della professione psicologica (colloquio psicologico, test, assessment, ecc.) ad allievi privi dell’abilitazione alla professione di Psicologo e/o Medico chirurgo. Si impegnano altresì a non rilasciare titolo o altra attestazione relativa a professione intellettuale non regolamentata dalla vigente normativa.

Questo significa che:

- Le scuole che erogano corsi di counseling (ma anche insegnamenti a mediatori familiari, psicopedagogisti, volontari, operatori sociosanitari etc.) si troveranno automaticamente escluse dall’elenco delle scuole che l’OPL ritiene “etiche”. In pratica cadranno nella categoria delle “non etiche” con evidente e grave danno alla immagine delle scuole stesse. Questo nonostante siano una alta percentuale le scuole impegnate a dare corsi in tal senso con indubbio vantaggio per la società civile nel suo insieme.

- l’impostazione della “Carta etica” si fonda sul presupposto enunciato all’art. 21 del codice deontologico degli psicologi che raccomanda il divieto di fare formazione in scienze psicologiche a non-psicologi:

“Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche”.

Lo stesso art. 21 è stato richiamato dalla Delibera n. 304 del 28.10.2010 che – passata con soli 3 voti favorevoli e 12 astenuti – ha ribadito “ la piena applicabilità in sede disciplinare dell’articolo 21 del Codice Deontologico, rilevando contestualmente le gravi conseguenze che deriverebbero in via di principio dalla sua mancata applicazione”.

E’ questa delibera, che non ha avuto alcuna reale forma di divulgazione, è stata impugnata con RICORSO AL TRIBUNALE del 22.3.2011 e discusso il 26 maggio e per il quale si è reso disponibile l’Avvocato Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università Statale di Milano con lo scopo di bloccare la pubblicazione ufficiale della Carta Etica e la iniqua discriminazione nei confronti delle Scuole di formazione che impartiscono corsi a non-psicologi. La discriminazione colpisce implicitamente gli stessi professionisti-psicologi che, per il fatto stesso di impartire insegnamenti a non-psicologi, si espongono ad essere perseguito in quanto il loro comportamento non è in linea con il codice deontologico, cosa di per sé grave, a detta dell’avv. Angiolini, se al dettato di legge si volesse dare coerente applicazione repressiva.

Sulla contestazione alla legittimità costituzionale dell’articolo 21 esistono già de precedenti:

  • Il Mo.P.I. denunciò all’Antitrust il fatto che l’articolo 21 del codice deontologico potesse rappresentare una forte limitazione, e l’antitrust rispose positivamente (proc. N. 1/316 del 22.6,98))
  • L’Ordine della Toscana porta di fronte al TAR l’Università di Firenze rea di “insegnare tecniche psicoterapeutiche” anche a chi non ne sarebbe autorizzato ex artt. 3 e 35 della 56/89 (ovvero medici e psicologi). Il TAR respinge il ricorso (ricorsi in appello n.10538 del 2003)
  • Analogamente l’Ordine dell’Umbria porta di fronte al TAR l’Università di Perugia per analoghe ragioni. E anche qui il ricorso viene respinto. Un passaggio del Giudice umbro dice: “una cosa è pretendere la riserva professionale, altra cosa è pretendere il monopolio del sapere”.

Merita ricordare come l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, nel citato parere reso il 22 giugno 1998, ha denunciato l’illegittimità dell’art. 21 del Codice deontologico: “l’Autorità ha ritenuto (…) che essa potesse introdurre un limite in relazione alle categorie di soggetti a cui gli psicologi possono insegnare alcune attività che non  trova alcun sostegno in disposizioni legislative. Pertanto, è stato concordato con il Consiglio Nazionale degli Psicologi il testo di una circolare esplicativa, che sarà inviata ai Consigli regionali, nella quale si chiarisce che il divieto è limitato solo alla diffusione di test psicologici, la cui conoscenza da parte del pubblico potrebbe inficiarne la validità, o alla divulgazione a soggetti non abilitati di strumenti operativi utilizzati dai professionisti, escludendosi quindi che il divieto si riferisca alla diffusione di conoscenze teoriche. Il Consiglio Nazionale si e impegnato modificare in conformità al testo della circolare l’art. 21 del Codice deontologico, nella prossima occasione di revisione dello stesso” . Modifica che, a tuttora, non è stata adottata.

E, sino alle deliberazioni impugnate, lo statuto deontologico dell’ “insegnamento” affidato a psicologi professionisti è rimasto in situazione precaria, appesa alla non applicazione in sede disciplinare, eccettuate sporadiche sortite di taluni Ordini Regionali, dell’art. 21 del Codice rimasto vigente.

A seguito di una approfondita consultazione alcuni Ricorrenti sono addivenuti, anche su indicazioni del Legale avv. Angiolini, a ritenere che vi fossero ampi margini per un ricorso onde perseguire una strategia coerente ed efficace per:

- Tutelare gli psicologi (dalla minaccia di denunce sino alla radiazione dall’Albo) che abitualmente svolgono attività di insegnamento di elementi di psicologia a non-psicologi (insegnanti, mediatori familiari, counselors, operatori socio-sanitari etc.)

- Tutelare i counselors nel loro diritto di ricevere una adeguata formazione professionale (che nessuna legge impedisce) e che, nell’attuale regime normativo, potrebbe tranquillamente essere svolta da medici ma anche da counselors con meno qualifiche professionali degli psicologi con conseguente discapito del livello formativo dei counselors

- Tutelare le scuole di formazione nella psicoterapia che vengono discriminate nel non poter comparire nella lista promossa dall’OPL come aderenti al “codice etico”e che risulterebbero paradossalmente svantaggiate nella formazione nel counseling di fronte alle scuole che non utilizzano psicologi per i corsi di formazione nel counseling.

-Tutelare il Cittadino nel suo diritto inalienabile di scegliere liberamente la persona alla quale chiedere un aiuto nel sostenere il suo processo di conoscenza, di crescita e di cura per situazioni diversificate di disagio (non necessariamente inquadrabili in ambito psicopatologico), quale che sia l’appartenenza professionale della persona cui intende rivolgersi.

-Tutelare la società italiana attuale nel suo progresso verso forme più democratiche, liberiste e diversificate d’interventi inerenti la relazione d’aiuto da tentativi di monopolizzazione di tale ambito da parte di categorie professionali, come quelle degli psicologi, interessati a forme di protezionismo e conseguente intimidazione nei confronti di discipline affini cui spetta il diritto di condividere competenze d’ampio respiro come il colloquio psicologico, l’addestramento a pratiche di consapevolezza, di espressività emotiva, di mobilizzazione energetica tramite tecniche psico-corporee e di rilassamento, di facilitazione nella comunicazione e superamento di ostacoli nella relazione interpersonale. Questo, ovviamente, nel pieno rispetto delle più approfondite competenze professionali acquisite dagli psicoterapeuti (medici e psicologi) nella diagnosi, nell’assessment e nella gestione d’interventi più approfonditi specie se con persone con maggiori implicazioni di carattere psicopatologico. Al di là delle angustie dell’attuale clima clima culturale italiano, appare coerente proiettarsi verso prospettiva più ampie ed europeiste adeguandosi a quanto prevede la European Association for Counseling-EAC (cui aderisce il Coordinamento Italiano delle Associazioni di Counseling-CIAC)  che raccoglie le Organizzazioni nazionali di buona parte dei paesi europei stabilendo elevati standards formativi e di deontologia professionale.

Molte scuola di psicoterapia hanno sempre promosso corsi nella psicoterapia per psicologi e non-psicologi. Con la pubblicazione della legge 56/89 ha differenziato tali corsi in corsi riconosciuti dal MIUR per medici e psicologi da quelli destinati a coloro che avevo le motivazioni alla formazione ma non erano in possesso della laurea in medicina o psicologia. Tale iniziative didattiche vengono adottate di fatto da circa il 70% delle scuole di formazione nella psicoterapia. Ben il 55% delle scuole che si riconoscono nel Coordinamento Nazionale delle Scuole d Psicoterapia (CNSP) – che ne raccoglie la maggioranza – si riconosce anche nella associazione “parallela” del Coordinamento Nazionale per il Counsleing Professionale (CNCP) mentre molte altre scuole che ad aderiscono ad altri raggruppamenti – come la Federazione delle Associazioni Italiane di Psicoterapia (FAIP) aderiscono alle 9 associazioni nazionali di counseling (Assocounseling, SICo, AICO, Ancore, etc.) recentemente confederate nel Coordinamento Italiano delle Associazioni di Counsleing (CIAC) per poter aderire alla European Association for Cousneling (EAC).

Si è riitenuto quindi di dover procedere a testa alta nella formazione in tali ambiti e difendendo la legittimità dei due ambiti professionali:

1. uno fortemente professionalizzato come la psicoterapia che richiede una formazione che la legge limita a laureati in psicologia e/o medicina

2. ed uno che abilita allo svolgimento di attività collegate alla “relazione di aiuto” svolte da persone che ne siano motivate e che posseggano i requisiti previsti dalla Associazione Europea di Counseling a cui aderiscono le associazioni di categoria della maggior parte dei paesi europei

Le differenziazioni tra le due professioni (come architetti e geometri, dentisti ed odontoiatri, etc.) debbono trovare una soluzione adeguata in ambito legislativo che definisca gli “atti tipici” delle singole professioni e non nelle aule dei tribunali a seguito di incriminazioni legali in modo totalmente anacronistico rispetto alla realtà di altri paesi civili.

La difesa della figura del counselor e del suo diritto a ricevere una adeguata formazione non implica in nessun modo disattenzione per le difficoltà di inserimento lavorativo degli psicologi la quale va tuttavia affrontata con politiche di promozione coraggiosa ed efficace per le quali si è fatto sino ad ora ben poco (vedi introduzione della psicologia scolastica, convenzioni con ospedali per interventi di psicologia-psicoterapia per molte discipline che ne sono drammaticamente prive, etc.).

In concreto, hanno sottoscritto il RICORSO: il Centro Studi di Terapia della Gestalt (CSTG) il Movimento Psicologi indipendenti (MOPI) e l’Istituto Shiniu di Bergamo, oltre a 12 psicologi iscritti all’Ordine degli Psicologi della Lombardia

STRALCI DAL RICORSO CONTRO LA DELIBERA 308/10 A SOSTEGNO DELL’ART 21

“dalle deliberazioni impugnate ed anche dall’ulteriore deliberazione n. 285 del 2010, lo stesso Ordine degli psicologi ammette l’esigenza di meglio “definire (…) gli “atti tipici” dello psicologo al fine di dirimere questioni riguardanti la natura degli strumenti il cui uso deve essere mantenuto riservato”. (…).

“Se solo si fosse fermato a riflettere più attentamente. L’Ordine degli psicologi si sarebbe reso conto che il vietare agli psicologi abilitati di “insegnare” la propria scienza e le proprie tecniche nei corsi di “counseling”, o dedicati ad altre professioni non regolamentate, può solo concorrere a rendere futuri “counselor” o altri futuri professionisti ignoranti di ciò che è “atto tipico” riservato alla psicologia come professione protetta , moltiplicando anziché ridurre le occasioni di un esercizio professionale abusivo”.

Hanno inoltre dato sostegno alla azione legale sotto forma di ”INTERVENTO ADESIVOlegali rappresentanti di organizzazioni di categoria come counselors e altri professionisti.

Con SENTENZA N. 10288/2011 PUBBLICATA DAL TRIBUNALE DI MILANO sez civile composta da F. Malaspina (presidente) e dai giudici A. Borrelli e C. Apostoliti in data 8 agosto 2011 il RICORSO è stato RIFIUTATO.  In conclusione, nonostante l’art 33 della Costituzione stabilisca che “Le arti e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”, la sentenza stabilisce che tale insegnamento possa essere perseguito (fino alla radiazione dall’albo, si dice espressamente) di fronte alla possibilità che tale insegnamento venga utilizzato da non-psicologi per adempiere a funzioni riservate agli psicologi laddove, tuttavia, si precisa come tali funzioni non sono state ancora definite (… da 23 anni dalla data della pubblicazione della Legge 56/89) in quanto “atti tipici” da tutelare (come ad esempio i test) distinguendoli da quei comportamenti che non possono definirsi tali.

Nella conclusione  della stessa sentenza si legge:

“E poiché l’art. 1.1. della L.56/89 stabilisce che “la professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento” deve convenirsi con la difesa del resistente che l’insegnamento dell’uso degli strumenti a persone estranee equivale in tutto e per tutto a facilitare l’esercizio abusivo della professione, ciò che la legge e il codice deontologico (art. 9) tutelano direttamente prescrivendo comportamenti attivi per impedirlo”.

In conclusione: “Al riguardo non può essere contestato che la difesa della qualità della professione degli psicologi si basa anche sul fatto che non deve essere divulgato l’uso degli strumenti conoscitivi e cioè i test psicologici concretamente somministrati per non pregiudicarne la validità: il che costituisce il nucleo essenziale delle delibere impugnate, in conformità alla prescrizione del codice deontologico”.

A commento di tale conclusione merita sottolineare come la sentenza:

-       definisca l’esercizio del counseling  come “esercizio abusivo della professione” senza recepire, in tale valutazione, l’ampia messe di esperienza e di letteratura internazionale che definisce con sufficiente chiarezza la diversità dei due ambiti di intervento. analogie si potrebbero fare tra il geometra e l’architetto, come pure tra l’odontoiatra e il dentista laureato, come infine, in modo più proprio, tra un intervento sul disagio esistenziale e quello maggiormente caratterizzato da elementi di psicopatologia che presuppongo un maggiore bagaglio di informazione scientifica.

-       se il criterio-guida è, come deve essere, il vantaggio che ne possa derivare alla società ed alla tutela della sua salute, merita sottolineare come la sentenza del Tribunale di Lucca  (vedi allegato) sia addivenuta ad una conclusione diametralmente opposta avendo precisato che l’esercizio del counseling giova alla società a patto che non venga spacciato come intervento psicologico.

-       la interdizione all’insegnamento degli strumenti conoscitivi, a cui allude la sentenza, menziona esplicitamente (e rafforzandola con un “cioè”)  “ i test psicologici” evidenziando un chiaro misunderstanding del punto in questione dal momento che i test psicologici non sono mai oggetto di insegnamento nei corsi di counseling  e non rappresentano in alcun modo oggetto del contendere nonostante la Sentenza definisca questo punto come “nucleo essenziale delle delibere impugnate”.

In considerazione di un parere valutato come inadeguato alcuni  Ricorrenti hanno ritenuto di ricorrere in appello, non dopo aver esplorato lem possibilità di un confronto con la Presidenza di OPL alla ricerca di una soluzione negoziale che si è anche tradotta in un tentativo di “conciliazione” inviato prima della scadenza dei termini.

 

RICORSO IN APPELLO

La sentenza della Corte di appello del tribunale di Milano N.52/2012 ha dato torto agli Appellanti. La motivazione sta nel fatto che non sussistono “caratteri di concretezza ed attualità” il ricorso in appello si è concluso con una dichiarazione di “carenza di legittimità attiva degli appellanti e delle parti intervenute in giudizio d’appello”. Il testo intero della sentenza, come tutti i documenti relativi anche a questa seconda fase del Ricorso sono disponibili sito www.psicologiaecounseling.com.

Si riporta la sintesi sull’interpretazione della sentenza a seguito dell’incontro con l’Avv. Angiolini del 23 luglio 2012:

  1.  “La decisione della Corte d’Appello di Milano, riformando e dunque cancellando la pronuncia del Tribunale (1), ha dichiarato inammissibile il ricorso degli psicologi poiché, al momento, non sarebbe stata lesa la loro libertà professionale. Secondo la Corte, la deliberazione impugnata dell’Ordine lombardo, con cui il Codice deontologico è stato interpretato in modo da vietare ai professionisti di insegnare la psicologia a chi non sia psicologo né destinato a diventarlo, avrebbe un mero effetto interpretativo, non creando vincoli immediati (2)
  2. Il divieto sancito dall’Ordine lombardo, che è per noi contrario alla libertà della scienza e dell’insegnamento del comma 1 dell’art. 33 Cost., non ha in tal modo ricevuto conferma, ma neppure è stato definitivamente smentito. Occorre quindi proseguire la battaglia culturale anche in sede giudiziaria, investendo della questione la Suprema Corte di Cassazione, affinché l’Ordine lombardo non abbia la tentazione di concretizzare il divieto d’insegnamento generalizzato perseguendo i singoli psicologi professionisti in via disciplinare”.

Note sul Commento:

  1. Questo significa che la sentenza a noi sfavorevole in quanto indicava la pratica del counseling come abuso della professione di psicologo è stata ANNULLATA. Non si può certo dire che il ricorso in appello non ha avuto un risultato positivo … nonostante Piccinini sbandieri dal suo Blog “con una precisione e una chiarezza senza precedenti: “… poiché l’art. 1.1 della legge 56/89 stabilisce che ‘la professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento…’ l’insegnamento dell’uso degli strumenti a persone estranee equivale in tutto e per tutto a facilitare l’esercizio abusivo della professione, ciò che la legge e il codice deontologico tutelano direttamente, prescrivendo comportamenti attivi per impedirlo.

 

  1. Quindi la delibera incriminata non avrebbe che una funzione interpretativa e non vincolante … Interpretazione che troverà conferma o disconferma nei fatti a seconda che OPL procederà o no con le incriminazioni e minacce di radiazione dall’Ordine per infrazione del Codice deontologico (come la frase “dare attuazione all’art 21” fa presumere)

 

  1. anche a detta di altri avvocati interpellati non pare escluso che una verifica, in Cassazione, del verdetto dell’Appello per il quale non sussistono “caratteri di concretezza ed attualità” (come una denuncia in atto da parte di OPL contro un iscritto all’Ordine stesso che sia considerato imputabile ai sensi dell’art. 21 del Codice deontologico) potrebbe venire interpretato diversamente e cioè come una “inibizione di fatto” ad un esercizio professionale (la didattica a non-psicologi) che di fatto ha colpito molti iscritti a OPL con danno economico significativo in forza di un articolo del Codice deontologico (che non è legge in senso stretto) che contraddice un articolo (il famoso 33) della Costituzione. senza considerare il danno procurato alle scuole di formazione in quanto escluse dalla “carta etica” perché impegnate nella formazione di counselors e  altri non-psicologi.

 

La Presidenza di OPL si trova ora a dover decidere se

  1.  perseguire i “rei confessi” di insegnare la psicologia a non psicologi con gli spiacevoli corollari che inevitabilmente ne seguirebbero perché sono migliaia che lo fanno solo in Lombardia) o
  2. - non perseguirli e quindi vanificare il senso della Delibera che richiamava a dare “piena attuazione” dell’art 21 che, comporterebbe, appunto l’adozione di provvedimenti “forti” come si conviene a chi viola il codice deontologico

 

Difficile prevedere se OPL intenderà dare attuazione alla politica di persecuzione degli Iscritti denunciandoli per infrazione dell’art 21. Una volta che la sentenza d’appello diventi operativa, OPL è tenuto a perseguire gli iscritti che si siano resi “rei” di un’infrazione all’art 21 sulla base di segnalazioni che, per inciso, sono riportate sul sito di OPL e sono già molte. Non è quindi escluso che OPL si trovi a DOVER deferire alla Commissione di disciplina Colleghi incriminati. Da notare che, in mancanza di una chiara definizione degli “atti tipici” ogni insegnamento di “strumenti conoscitivi” (e non solo dei test) può essere ravvisato come perseguibile. Si tratterà di vedere in concreto se la norma sarà applicata in senso allargato o restrittivo, ma questo non è facile prevederlo.

In ogni caso gli psicologi sono ora maggiormente a rischio di essere perseguiti nel senso che non possono più avvalersi del “beneficio della buona fede” poiché il Tribunale ha sentenziato che la Delibera di richiamo alla “piene applicabilità dell’art. 21” non è stata impugnata con successo dai Ricorrenti

La denunciabilità scatta quindi a partire dal 20 settembre, data nella quale la sentenza in appello risultasse “in giudicato” e quindi non interrotta da un eventuale ricorso alla Corte di Cassazione (che pure, tuttavia, non impedirebbe a OPL di procedere dopo  le due sentenze).

Tale rischio alla denuncia non vale solo per la Lombardia, ma per tutto il territorio nazionale dal momento che le sanzioni previste per l’infrazione all’art 21 del CD sono attualmente legge operante che OPL ha semplicemente rinforzato con una delibera  la cui conseguenza (denunciabilità) non siamo, per ora, riusciti a inibire, ma solo ad ostacolare per il tempo nel quale è durata la vertenza legale. Dal momento che il presidente di OPL, Grimoldi, è anche Coordinatore della Commissione del CNOP per la difesa della professione è facile immaginare che il principio ribadito in Lombardia avrà rapida applicazione a livello nazionale.

Merita, per inciso, sottolineare come i nostri ricorsi in primo e secondo grado hanno impedito sino ad ora a OPL di accogliere le denunce a carico di iscritti a OPL rei di non aver rispettato l’art. 21 e questo nonostante la maggior parte degli stessi abbiano continuato a svolgere la loro attività didattica. Stupisce (ed amareggia …) costatare lo scarso sostegno ricevuto sino ad ora, anche in termini concreti, alla nostra azione legale nonostante fosse mirata alla difesa di diritti che toccano tutti gli interessati al tema.

 

RICORRERE IN CASSAZIONE?

Si tratta, a questo punto, di valutare se sostenere la legittimità di questi diritti o rassegnarci alle due sentenze, in primo e secondo grado, che hanno dato ragione sino ad ora a OPL nel dare “piena attuazione” all’applicazione dell’art. 21 con la prospettiva di incriminare per violazione del Codice professionale gli psicologi impegnati in attività formative a non-psicologi in aperta violazione dell’art 33 della Costituzione italiana che cita come “le arti e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Entro fine agosto esiste la possibilità di confermare l’incarico all’Avv. Vittorio Angiolini, docente di diritto costituzionale presso l’Università statale di Milano, per ricorrere in Cassazione (con termine di data per il 20 settembre 2012), confermando l’impegno coerente a confutare l’incostituzionalità dell’art. 21 la che è (ovviamente e fortunatamente) sostanzialmente inapplicato da 23 anni dalla sua emanazione.

Tale obiettivo è tuttavia perseguibile solo alla presenza di un vasto consenso di Colleghi e Cittadini cointeressati a quest’importante aspetto dell’attuale società civile e non può certamente gravare sulle spalle di pochi e coraggiosi Colleghi che si sono, sino ad ora, sobbarcati l’onere (ed il rischio …) professionale di sostenere i loro convincimenti oltre che il peso economico nel far fronte alle spese legali del primo grado (pari a 13.078,50 euro di cui  6.000 per l’avvocato di parte oltre a  7.078,50 per gli avvocati di OPL che sono stati già corrisposti dai 13 Ricorrenti con una ripartizione che ha comportato 900 euro per gli istituti/associazioni e 199 per i singoli psicologi.

Restano ancora da coprire le spese pari a 10.751,18  per le spese legali alla Controparte per del Secondo grado (appello) oltre a 3.000 per l’Avv Angiolini (che ha gentilmente chiesto una parcella modesta come segno della sua profonda solidarietà e convinzione a sostenere la causa in oggetto) a cui sono chiamati a far fronte i quattro Ricorrenti  in appello (Centro Studi di Terapia della Gestalt (CSTG), Riccardo Sciaky, Michela Parmeggiani e Katia Stanzani) unitamente a MoPI, Assocounseling e Comitato dei Counselors. Ci auguriamo che alcune Scuole  ed altri Colleghi che avevano manifestato la loro intenzione di sostenere lo stesso il Ricorso anche senza esporsi in prima persona, assolvano al loro impegno. Un sollecito al pagamento delle spese legali da parte di OPL in data 3 luglio per evitare il “recupero coattivo del credito” è stato mitigato (e ne ringraziamo la Controparte) dal nostro Avvocato con la proposta di: liquidare entro fine luglio la notula del Primo grado e di rimandare a dopo l’estate il Secondo.

E’ quindi avviata una sottoscrizione allo scopo di estendere la base d’appoggio alla Causa, che intendiamo proseguire convinti che si tratti di una causa giusta ed in linea con i diritti sanciti dalla nostra  costituzione.

Le spese per un eventuale ricorso in CASSAZIONE sono valutate sui 18.000 euro senza considerare i costi dell’Avv. Angiolini che, del pari, si è detto disposto a prestare la sua opera professionale gratuitamente unicamente motivato dalla difesa di un principio costituzionale di cui è convinto sostenitore.

L’OBIETTIVO E’ QUINDI DI RACCOGLIERE ENTRO IL MESE D’AGOSTO 2012 circa 30.000 euro necessari a coprire le spese citate

Se quindi potessimo raccogliere 100 euro da 300 Colleghi (o 50 da 600) non avremmo problemi ad affrontare questa terza ed importante tappa del procedimento legale. Da notare che sono già 380 le “adesioni” di principio alla Causa manifestate attraverso il sito www.psicologiaecounsleing.com.  E sono migliaia gli psicologi che non vogliono rinunciare al loro diritto di insegnare a non-psicologi come sono migliaia i counselors che intendono ribadire il loro diritto ad un insegnamento senza preclusioni corporative e che rifiutano una definizione della loro professione come “uso abusivo della professione di psicologi”. Le comunicazioni via Internet, seppure in un periodo estivo, consentono di poter raggiungere agilmente migliaia di Colleghi se è ferma intenzione di Direttori di Scuole e Presidenti di Organizzazioni di categoria di voler congiuntamente raggiungere questo obiettivo.

In buona sostanza ci appelliamo a tutti coloro che si sentono cointeressati a questo tema a valutare attentamente se “lasciar perdere” e rassegnarsi a due sentenze che non danno ragione (non entrando nel merito) alla richiesta di legittimazione dei diritti in oggetto o se dare un contributo (modesto tanto quanto condiviso con più Sostenitori) alla tutela ed affermazione degli stessi diritti.

Se i diritti menzionati sono considerati legittimi (per non dire sacrosanti) allora invitiamo TUTTI coloro che li condividono a “mettersi una mano sul cuore ed una sul portafogli”, come si dice, e dare un sostegno ideale, responsabile e concreto alla causa.

In caso contrario ci assumeremo TUTTI la corresponsabilità di aver accettato di perdere senza voler confermare un forte convincimento circa il fatto che le “buone ragioni” prima o poi sono premiate. Faccio riferimento, nell’occasione, al “Caso Englaro” che l’Avv. Angiolini ha vittoriosamente difeso, ma che è stato riconosciuto nella sua legittimità solo a seguito di ripetute sentenze nel corso d’anni.

L’impegno che chiediamo è quindi a sostenere il procedimento a difesa dei diritti costituzionali in un intervallo che potrebbe rivelarsi più lungo del previsto ma il cui onere economico sarà tanto più leggero e sostenibile quanto ridistribuito su una base ampia che manifesti, con la sua stessa entità, il significato e la portata di questa battaglia civile nell’interesse della società contemporanea che, in tutte le legislazioni evolute, contempla una pluralità di professioni in questo, come in altri ambiti, come la stessa legge sulla liberalizzazione delle professioni emblematicamente evidenzia.

Allo scopo di rendere il processo della raccolta fondi più agevole e trasparente è stato aperto un conto corrente bancario “dedicato” che, in mancanza di altre possibilità (a meno che auspicabilmente non si evidenzino) è intestato al CSTG, scuola additata come “rea” di tenere corsi anche nel counseling in tutti i blog di psicologi che sparano a zero su tale prassi definita da OPL “non etica”.  I versamenti debbono essere quindi fatti anteriormente alla data di fine agosto (meglio se con congruo anticipo per dare agli incerti il segnale che su quest’obiettivo si sta creando un sufficiente consenso), intestandoli a CSTG-Comitato vertenza OPL (MPS di Siena, con IBAN:  IT 38 K 01030 14200 000010410882 con indicazione del nominativo del versante e la causale (ricorso OPL). Gli stessi compariranno nella periodica pubblicazione del resoconto aggiornato del ccb pubblicato sul sito www.psicologiaecounseling.com

Verranno ovviamente coperte, in prima istanza, le spese relative ai costi per il Ricorso in secondo grado, assunto che i Ricorrenti parteciperanno comunque alle spese in misura non inferiore al 20% degli oneri complessivi. I successivi fondi andranno depositati a garanzia di copertura (in caso di perdita) per il ricorso in Cassazione.

In caso di mancato raggiungimento della copertura finanziaria  per coprire i costi del ricorso in cassazione (le 18.000 euro), le somme raccolte VERRANNO RESTITUITE ENTRO IL 20 SETTEMBRE, data ultima di scadenza del ricorso. I versamenti verranno del pari rimborsati in caso di vittoria

Coloro che si propongono di far parte di un COMITATO DI GARANTI sono invitati a segnalarmi la loro disponibilità, al fine di poter adottare decisioni sempre più condivise e meditate.

Per concludere, il ricorso alla Corte di Cassazione, tenuto conto delle sentenze avverse in primo e secondo grado, non sembra poter legittimare forti aspettative di successo, nonostante toccherà in modo più esplicito il nucleo di “diritto” che la vertenza comporta e che rappresenta l’aspetto cruciale della vertenza stessa volta a rivendicare ilo rispetto del citato articolo 33 della nostra Costituzione.

LA NOSTRA VALUTAZIONE E’ CHE MERITA IN OGNI MODO PORTARE AVANTI UNA VERTENZA, A DIFESA DEI CITATI DIRITTI, SPECIE SE CONDIVISI DA UNA VASTA BASE DI SOSTEGNO DI CITTADINI E COLLEGHI APPARTENENTI A PROFESSIONI DIVERSE INTERESSATE ALLA RELAZIONE D’AIUTO CHE CERTO NON PUO’ RAPPRESENTARE UN MONOPOLIO D’UNA SOLA CATEGORIA PROFESSIONALE.

 

RICORSO ALLA CORTE EUROPEA

 

L’ipotesi di ricorrere alla Corte Europea, appare prematuro e inutile. Si tratta di cause costosissime e se anche si vincesse, si otterrebbe solo una sanzione per l’Italia, ma l’Italia è piena di sanzioni subite dalla CEE, senza che questo di per sposti necessariamente gli equilibri. La legge rimarrebbe la stessa.

 

SPOSTARE IL TERRENO DI CONFRONTO DAL PIANO GIURIDICO AL PIANO POLITICO

E’ sicuramente una forte azione politica che sposta gli equilibri!

Questa vertenza, ne siamo ben convinti, non può venire risolta unicamente ad un livello giuridico, ma va  allargata ad un ampio dibattito scientifico-culturale e quindi socio-politico  affinchè appaia palese la logica corporativa e protezionistica ormai superata ma tuttora difesa dall’art, 21. In questo stesso periodo si sono determinati dei movimenti di ampio respiro che hanno spostato il baricentro politico verso aperture che sembrano poter mettere in discussione la posizione dell’attuale maggioranza di OPL.

Questo mutamento apre spiragli di cambiamento a livello politico che vanno riempiti di contenuti e resi efficaci grazie ad un ampio coinvolgimento di Colleghi che non si riconoscono nell’attuale maggioranza di OPL.

Sono maturi i tempi per SOSTENERE UNA ALTERNATIVA ALL’ATTUALE MAGGIORANZA OPL, obiettivo per il quale sono già in corso alcuni contatti significativi.

Tutti i documenti citati sono disponibili sul presente blog “www.psicologiaecounseling.com” sul quale sarà possibile essere aggiornati in tempo reale sulla evoluzione di questa vicenda per la quale ci auguriamo di poter contare, in prospettiva, sulla solidarietà di tutti coloro che ne condividono le istanze ideali.

Riccardo Zerbetto

Direttore del CSTG