01. E’ realistico presumere che il counseling debba scomparire?

1.1.   Il counseling esiste. Esiste nel mondo civile (Europa, USA, Canada, Australia) e svolge, a livello complessivo, un enorme volume di “buone pratiche” che non possono non venire recepite se non vogliamo intenzionalmente restringere il campo visuale al cortile del nostro Paese … spesso arretrato rispetto ai movimenti in atto nelle società evolute.

1.2.    Da oltre 15 anni esiste la prima Società Italiana di Couseling con codice etico, registro, procedure di esami, pratiche di richiesta di accreditamento alle autorità di governo e tutto quello che viene chiesto alle “nuove professioni” per intraprendere una procedura di accreditamento. In questi anni sono nate altre associazioni nazionali di categoria evidenziando la forza che questa emergente professione sta avendo anche in Italia analogamente a quanto avviene in altri paesi

1.3.   Se il counseling fosse una professione inutile o dannosa alla società sarebbe stato compito delle autorità dello stato provvedere per inibirne o limitarne la diffusione. Cosa che non è stata. Al contrario, sempre più spesso si parla del “counseling” in master universitari e bandi promossi da enti pubblici per sportelli di ascolto o altro senza richiedere la pregiudiziale della laurea in psicologia. La recente sentenza di Lucca conclude in modo esplicito a sostegno della utilità per la salute pubblica del counseling raccomandando, ovviamente, che lo stesso non si spacci abusivamente per intervento di psicologia.

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