Lettera aperta ai Colleghi della FIAP

LETTERA APERTA AI COLLEGHI DELLA FIAP IN MERITO AL RICORSO PRESENTATO DAL CENTRO STUDI DI TERAPIA DELLA GESTALT(CSTG)  CONTRO LA PUBBLICAZIONE DELLA CARTA ETICA DA PARTE DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELLA LOMBARDIA (OPL)

Cari Colleghi,

sul tema dei rapporti tra psicoterapia e ordini professionali, ho ritenuto utile fornire alcune informazioni relative ad una vicenda non marginale e che riguarda il  RICORSO AL TRIBUNALE VOLTO AD IMPUGNARE LA DELIBERA 304/10 “in merito all’ art. 21 del Codice Deontologico” come premessa per la pubblicazione della “Carta etica”.

Premessa: l’Ordine degli psicologi della Lombardia (OPL) ha avviato un’iniziativa tesa a favorire la trasparenza dell’offerta formativa e la standardizzazione dei criteri di valutazione della stessa da parte degli psicologi che intendono formarsi alla psicoterapia. Orientamento encomiabile ed al quale non possiamo non dare adesione, nonostante criteri di qualità vengano già regolarmente richiesti sia dal Ministero dell’Università (attraverso lo strumento della relazione annuale) che dai sistemi per l’Eccellenza messi in atto dal CNSP. Senza contare peraltro che già molte scuole adottano la certificazione di qualità ISO9001.

Il punto critico sta tuttavia nel paragrafo d.8 della carta etica nel quale si dice che:

Le Scuole di Psicoterapia si impegnano a non organizzare corsi che insegnino strumenti o tecniche peculiari della professione psicologica (colloquio psicologico, test, assessment, ecc.) ad allievi privi dell’abilitazione alla professione di Psicologo e/o Medico chirurgo. Si impegnano altresì a non rilasciare titolo o altra attestazione relativa a professione intellettuale non regolamentata dalla vigente normativa.

Questo significa che:

- Le scuole che erogano corsi di counseling (ma anche insegnamenti a mediatori familiari, psicopedagogisti, volontari, operatori sociosanitari etc.)  si troveranno automaticamente escluse dall’elenco delle scuole che l’OPL ritiene “etiche”. In pratica cadranno nella categoria delle “non etiche” con evidente e grave danno alla immagine delle scuole stesse. Questo nonostante siano una alta percentuale le scuole impegnate a dare corsi in tal senso con indubbio vantaggio per la società civile nel suo insieme.

- l’impostazione della “Carta etica” si fonda sul presupposto enunciato all’art. 21 del codice deontologico degli psicologi che raccomanda il divieto di fare formazione in scienze psicologiche a non-psicologi

Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ai tirocinanti, ed agli specializzandi in materie psicologiche.

Lo stesso art. 21 è stato richiamato dalla Delibera n. 304 del 28.10.2010 che – passata con soli 3 voti favorevoli e 12 astenuti ha ribadito “ la piena applicabilità in sede disciplinare dell’articolo 21 del Codice Deontologico, rilevando contestualmente le gravi conseguenze che deriverebbero in via di principio dalla sua mancata applicazione”.

Ed è questa delibera, che non ha avuto alcuna reale forma di divulgazione, che va quindi impugnata con RICORSO AL TRIBUNALE per il quale si è reso disponibile l’Avvocato Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università  Statale di Milano con lo scopo di bloccare la pubblicazione ufficiale della Carta Etica e la iniqua discriminazione nei confronti delle Scuole di formazione che impartiscono corsi a non-psicologi. La discriminazione colpisce implicitamente gli stessi professionisti-psicologi che, per il fatto stesso di impartire insegnamenti a non-psicologi si espongono ad essere perseguito in quanto il loro comportamento non è in linea con il codice deontologico, cosa di per sé grave, a detta dell’avv. Angiolini, se al dettato di legge si volesse dare coerente applicazione repressiva

Sulla contestazione alla legittimità costituzionale dell’articolo 21 esistono già de precedenti:

  • Il Mo.P.I. denunciò all’antitrust il fatto che l’articolo 21 del codice deontologico potesse rappresentare una forte limitazione, e l’antitrust rispose positivamente (proc. N. 1/316 del 22.6,98))
  • L’Ordine della Toscana porta di fronte al TAR l’Università di Firenze rea, secondo loro, di “insegnare tecniche psicoterapeutiche” anche a chi non ne sarebbe autorizzato ex artt. 3 e 35 della 56/89 (ovvero medici e psicologi). Il TAR respinge il ricorso (ricorsi in appello n.10538 del 2003)
  • Analogamente l’Ordine dell’Umbria porta di fronte al TAR l’Università di Perugia per analoghe ragioni. E anche qui il ricorso viene respinto. Un passaggio del Giudice umbro dice: “una cosa è pretendere la riserva professionale, altra cosa è pretendere il monopolio del sapere”.

Merita ricordare come ricordare come l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, nel citato  parere reso il 22 giugno 1998, ha denunciato l’illegittimità dell’art. 21 del Codice deontologico: “l’Autorità ha ritenuto (…) che essa potesse introdurre un limite in relazione alle categorie di soggetti a cui gli psicologi possono insegnare alcune attività che non trova alcun sostegno in disposizioni legislative.  Pertanto, è stato concordato con il Consiglio Nazionale degli Psicologi il testo di una circolare esplicativa, che sarà inviata ai Consigli regionali, nella quale si chiarisce che il divieto è limitato solo alla diffusione di test psicologici, la cui conoscenza da parte del pubblico potrebbe inficiarne la validità, o alla divulgazione a soggetti non abilitati di strumenti operativi utilizzati dai professionisti, escludendosi quindi che il divieto si riferisca alla diffusione di conoscenze teoriche. Il Consiglio Nazionale si e impegnato modificare in conformità al testo della circolare l’art. 21 del Codice deontologico, nella prossima occasione di revisione dello stesso” .

Sino da allora, pertanto, il Consiglio Nazionale degli psicologi aveva dunque assunto verso l’Autorità della Concorrenza e del Mercato, l’impegno preciso di modificare l’art. 21 del Codice deontologico, espungendo da esso ogni divieto di “diffusione di conoscenze teoriche” e delimitando il divieto di “diffusione” e di “divulgazione a soggetti non abilitati”.anche nel corso della didattica, solo ai “test psicologici” concretamente somministrati (a conoscenza di altri “strumenti operativi” come concretamente “utilizzati dai professionisti”).

E questo impegno aveva prodotto anche un progetto ai revisione del Codice Deontologico, espungendo da esso ogni “divieto di diffusione di conoscenze teoriche”. (…)  Lo psicologo, qualora insegni a soggetti estranei alla professione materie psicologiche, è tenuto ad informare i discenti del fatto che l’uso di strumenti conoscitivi  di intervento in materia psicologica è riservato, ai sensi della I. n. 56/89, agli iscritti all’Ordine. (…). Tuttavia, questo testo, che avrebbe riallineato la  disciplina deontologica dell’insegnamento psicologico agli indirizzi i provenienti dall’Autorità della concorrenza, nonché la disciplina deontologica per gli psicologi a quella di altre professioni protette, non é stato mai licenziato dal Consiglio Nazionale.

 E, sino alle deliberazioni impugnate, lo statuto deontologico dell’ “insegnamento” affidato a psicologi professionisti è rimasto in situazione precaria, appesa alla non applicazione in sede disciplinare, eccettuate sporadiche sortite di taluni Ordini Regionali, dell’art. 21 del Codice rimasto vigente.

In concreto:

Il ricorso è stato presentato il giorno 22.3.2011 e verrà discusso il 26  maggio.

Hanno sottoscritto il RICORSO: IL CSTG come scuola di formazione nella psicoterapia e nel counseling, il Movimento Psicologi indipendenti (MOPI) e l’Istituto Shiniu di Bergamo come istituzioni, oltre a 12 psicologi iscritti all’Ordine degli Psicologi della Lombardia di cui 10 del CSTG.

Inoltre:

Possono tuttavia dare sostegno alla azione legale sotto forma di ”INTERVENTO ADESIVO” tutti coloro che, a detta dell’Avv. Angiolini rispondono ai seguenti requisiti. Essere:

-  iscritti all’OPL (e intendono tutelarsi dal momento che svolgono iniziative di formazione destinate a non-psicologi), ma anche da fuori regione Lombardia
-  rappresentanti legali di scuole nella psicoterapia che hanno sede in Lombardia e interesse ad impiegare psicologi dell’OPL, ma anche da fuori della Lombardia

Associazioni che possono dimostrare di tutelare psicologi che operano in Lombardia nel loro diritto di fornire insegnamenti nella psicologia a non-psicologi (counsleors, psicopedagogisti, mediatori, operatori socio.sanoitari, volontari etc.)

- Legali rappresentanti di organizzazioni di categoria come counselors o professionisti delle professioni “affini” alla psicologia

L’INTERVENTO ADESIVO,  sempre secondo l’Avv. Angiolini, rappresenta  “la procedura di intervento volontario nel giudizio che può essere esperita fino all’udienza, fissata per il 26 maggio, in cui le parti saranno chiamate a precisare le conclusioni in vista del giudizio”. L’intervento comporterà un costo modesti di complessive 1000 – 1500 euro complessivamente. Coloro che sono interessati a sostenere l’azione legale in oggetto possono contattare direttamente il  Prof. Avv. Vittorio Angiolini al tel. 0276317842 con studio in Milano, Via Chiossetto n.14

A maggiore precisazione di quanto riferito, va precisato come il CSTG ha ritenuto di procedere nella presentazione del ricorso contro l’OPL nonostante un parere contrario espresso dal CNSP il quale, pur contestando in modo esplicito sia i contenuti che le modalità di pubblicazione della Carta etica, ha ritenuto di non procedere attraverso il ricorso ad una azione legale. Il CNSP ha piuttosto invitato le scuole aderenti al CNSP a non aderire alla Carta etica o a ritirare la loro adesione qualora lo avessero già fatto, pur in contrasto con le indicazioni date dal CNSP stesso.

Dal momento che la Carta etica è ormai in procinto di essere formalmente pubblicata e non si ha tuttora evidenza dell’avvenuto ritiro delle adesione alla Carta etica da parte delle scuole che l’avevano presentata, il CSTG ha ritenuto utile procedere pur in contrasto con l’invito da parte del CNSP a recedere dal ricorso stesso.

Tale ricorso esprime quindi una scelta fatta in piena autonomia da parte del CSTG insieme agli altri Ricorrenti a difesa di un diritto violato dalla palese incostituzionalità dell’art 21 del Codice deontologico dell’Ordine degli Psicologi e che espone i Colleghi psicologi che svolgono attività formative a non-psicologi all’inconcepibile rischio di venire denunciati per infrazione al Codice deontologico stesso.

Il CSTG valuta che il beneficio per tutti gli psicologi che svolgono attività formative a non-psicologi  (che sono notoriamente ed auspicabilmente moltissimi) nonché per le scuole di formazione nella psicoterapia che svolgono corsi di formazione a non-psicologi (che sono la maggioranza delle stesse) sarebbe rilevante nel caso il ricorso avesse esito positivo. In caso negativo sarebbe il CSTG e i Ricorrenti e non il CNSP a doverne sostenere la conseguenza. In forza di tale considerazione il CSTG ha deciso comunque di procedere avvalendosi dell’inalienabile diritto del cittadino ad avvalersi del ricorso alle tutele di legge.

Grazie, Riccardo Zerbetto, direttore del CSTG                                                          Addì 3.5.2011

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