Lettera del Presidente OPL

Carta Etica, un chiaro “no” alle linee guida ad personam

La prima azione di un Ordine professionale tesa a migliorare la qualità della formazione in psicoterapia, valorizzando l’eccellenza nel rispetto della libertà delle Scuole incontra ostilità. La Carta Etica è uno strumento ad adesione volontaria che valorizza le Scuole i cui requisiti coincidono con quelli stabiliti dall’Ordine.

Alcune scuole, tuttavia, non si accontentano di non aderire, ma chiedono, anzi pretendono lo stralcio di punti, o meglio di un punto specifico della Carta Etica che recita così: “Le Scuole di Psicoterapia si impegnano a non organizzare corsi che insegnino strumenti o tecniche peculiari della professione psicologica (colloquio psicologico, test, assessment, ecc.) ad allievi privi dell’abilitazione alla professione di Psicologo e/o Medico Chirurgo. Si impegnano altresì a non rilasciare titolo o altra attestazione relativa a professione intellettuale non regolamentata dalla vigente normativa.”

In pratica stralciando in questo modo la Carta Etica si vorrebbe che l’Ordine favorisse lo sdoganamento della formazione di counselor non psicologi, prassi sanzionata dal Codice Deontologico e molto discutibile specie se attuata da chi contemporaneamente forma professionisti riconosciuti con delega ministeriale, i colleghi psicoterapeuti.

Non possono esserci più di una Carta Etica; magari pera more del paradosso, se ne potrebbe fare una per ogni scuola. Il valore, l’autorevolezza della Carta sta solo nel fatto che quei princìpi sono ritenuti tali e condivisi da una comunità professionale. Essa sta già diventando un punto fermo, un “faro” che indica la direzione auspicata dagli Psicologi, “clienti” delle scuole stesse, al di là dei comportamenti di questo o di quello; il suo scopo è mandare un messaggio non ambiguo, rimandare ad un testo condiviso.

La Carta sta innescando una riflessione interna alle migliori tra le scuole, e forse, lentamente, un cambiamento di alcuni comportamenti nella gestione della formazione: i colloqui di selezione a pagamento e i diplomi resi impossibili da regole di accesso all’esame finale sono tra questi. Chi proprio non accetta il cambiamento, la riflessione, il dialogo, reagisce come si può immaginare.

Tra i principi elencati nella Carta quello sulla formazione di counselor è tra i meno opinabili e i più scontati, facendo eco ad almeno due distinti articoli del Codice Deontologico degli Psicologi (il 21 e l’8). La formazione in “counseling”, prassi difficilmente distinguibile dal sostegno o dalla consulenza psicologica, immette sul mercato un certo numero di soggetti che si sentono autorizzati ad esercitare ciò che hanno imparato, mutuandolo direttamente dal mondo “psic”. Sono infatti proprio alcune tra le scuole di psicoterapia ad offrire una formazione rapida, pratica e poco impegnativa a laureati e talora e semplici diplomati, che poi si sentono autorizzati a svolgere un’attività in concorrenza diretta con quella dello psicologo.

Qualcuno vorrebbe tornare ad un Ordine pacifico e silenzioso. Di fronte al costante e doloroso silenzio delle istituzioni, gli interessi di bottega sono però difficili da arginare. Attenzione alle raccolte di firme, di soldi, di consenso, in questa fase storica. Chiedete sempre perché e per chi si raccolgono, quei soldi e quelle firme. Spesso dietro c’è solo la difficoltà di accettare degli argini, dei limiti agli interessi privati per fare parte di una comunità professionale. Dal canto nostro, come Ordine, andremo avanti, resistendo in ogni sede.

Il Presidente

dell’Ordine degli Psicologi  della Lombardia

(dott. Mauro Vittorio Grimoldi)

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