Parere dell’Avv. Vittorio Angiolini sulla sentenza di appello

In data 2 luglio 2012 si è svolto un incontro presso lo studio dell’Avv. Vittorio Angiolini, docente di diritto costituzionale presso l’Università statale di Milano e che ci segue nella nota vertenza con OPL sull’art. 21 del Codice deontologico.

A commento della sentenza di appello (che compare sul sito) e come indicazione sul come procedere, ho chiesto all’Avvocato di fornirci una breve sintesi con l’uso appropriato di una terminologia giuridica che, su questi temi, è importante riferire correttamente. sono molte, infatti, le inesattezze che circolano su questi risvolti non semplici della legge e dei pronunciamenti della magistratura e credo sia estremamente importante restare aderenti ad interpretazioni rigorose delle stesse. Riporto:

La decisione della Corte d’Appello di Milano, riformando e dunque cancellando la pronuncia del Tribunale (di primo grado), ha dichiarato inammissibile il ricorso degli psicologi poiché, al momento, non sarebbe stata lesa la loro libertà professionale. Secondo la Corte, la deliberazione impugnata dell’Ordine lombardo, con cui il Codice deontologico è stato interpretato in modo da vietare ai professionisti di insegnare la psicologia a chi non sia psicologo né destinato a diventarlo, avrebbe un mero effetto interpretativo, non creando vincoli immediati.

Il divieto sancito dall’Ordine lombardo, che è per noi contrario alla libertà della scienza e dell’insegnamento del comma 1 dell’art. 33 Cost., non ha in tal modo ricevuto conferma, ma neppure è stato definitivamente smentito. Occorre quindi proseguire la battaglia culturale anche in sede giudiziaria, investendo della questione la Suprema Corte di Cassazione, affinché l’Ordine lombardo non abbia la tentazione di concretizzare il divieto di insegnamento generalizzato perseguendo i singoli psicologi professionisti in via disciplinare”.

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